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Piazza Dante e la storia del complesso del Convitto Nazionale
Proprio quest'ultima nacque ufficialmente nel 1625, quando la popolazione creò un "pertuso" abusivo nella muraglia, in modo tale da comunicare con i borghi, in particolare quello dell'Avvocata, che si stava espandendo a vista d'occhio.
Trovandosi nel cuore del centro storico, Piazza Dante è una delle piazze di riferimento della città; costituisce l'inizio di via Toledo e l'ingresso a Port'Alba.
La piazza, comunque, fu centro della vita cittadina già dal 1588, quando cominciò ad ospitare il secondo mercato della città, dopo quello di Piazza Mercato; per questo, si guadagnò il nome di "Largo Mercatello".
Fino alla metà dell'Ottocento ospitò, a nord, l'edificio delle fosse del grano e, a sud, le cisterne dell'olio (principali magazzini di derrate della città), oltre a uffici, ospedali e bar conosciutissimi.
La piazza assunse la sua struttura definitiva, quella che oggi tutti conosciamo, nella seconda metà del Settecento grazie all'architetto Luigi Vanvitelli, al quale fu commissionata la costruzione del "Foro Carolino", un monumento celebrativo del re Carlo III di Borbone. Proprio per questo motivo, alla struttura, che presenta due ali ricurve laterali, furono aggiunte ventisei statue rappresentanti le virtù di Carlo (tre delle quali scolpite da Giuseppe Sammartino).
La storia del Convitto Nazionale
Nel 1768 Ferdinando IV di Borbone, dopo aver espulso i Gesuiti dal regno, vi fondò la Casa del Salvatore che diventò, nel 1807, collegio del Gesù Vecchio, poi Real Collegio di Napoli e, infine, con l'autorizzazione di Gioacchino Murat, Liceo del Salvatore.
Dopo essere stato sede della Camera del Parlamento, nel 1820, fu trasformato ancora in un conservatorio di musica e riaffidato ai Gesuiti, che vi fondarono una scuola pubblica, aprendo un ingresso per il Convitto proprio nella nicchia centrale del Foro Carolino.
L’elemento più antico del complesso che si può ammirare ancora oggi è il chiostro piccolo che presenta pianta quadrata e due ordini: il primo, probabilmente il più antico esistente a Napoli (inizi sec. XIV) presenta colonne e capitelli zoomorfi e antropomorfi che sostengono archi; il secondo, seicentesco, è realizzato con pilastri quadrati in piperno, reggenti archi a tutto sesto. Nel XV e XVI secolo il Convento venne ampliato a nord, con la realizzazione del chiostro grande, in stile rinascimentale.
Con l'arrivo di Garibaldi, nel 1860, i Gesuiti vennero nuovamente espulsi e i loro beni confiscati e nazionalizzati. La struttura, quindi, divenne ufficialmente il "Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II" che, oggi, è sede di una scuola elementare, una scuola media, un liceo Classico Europeo, un liceo Scientifico tradizionale e un liceo Scientifico Sportivo.
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